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Autore: A. Graziottin, MD Ultima Revisione: 24/02/2003
L'INVECCHIAMENTO CEREBRALE E LA MALATTIA DI ALZHEIMER
"LE MISTERIOSE FARFALLE DELL'ANIMA"
"Mia madre era affetta da morbo di Alzheimer. La amavo così profondamente, che per me era devastante vederla sprofondare ogni giorno di più in un oblio senza nome, in un deserto dove non sbocciano fiori, né emozioni, né giorni. Era terribile realizzare che lei non mi riconosceva, le emozioni che provavo erano così violente, la speranza che affiorava in me ogni volta che qualcosa sembrava riportarmela indietro: a volte un profumo, altre volte la mia voce. Mi sono presa cura di lei con dolcezza e affetto, convinta che questo amore avrebbe avuto il potere di risvegliarla, di tirarla fuori da quella nebbia dannata che le aveva paralizzato il cervello.
Ma non mi è riuscito di farlo.
Sono passati due anni da quando è morta. Gradualmente, un altro dubbio si sta insinuando in me. Ho realizzato che la mia memoria mi sta abbandonando. Ho difficoltà a ricordare i nomi, devo annotare le cose. Sono terrorizzata all'idea di perdermi in quella stessa nebbia.. Una volta, dottore, lei mi accennò che gli estrogeni possono aiutare il cervello a restare giovane. Potrebbe dirmi di più? Ho 58 anni, sono in menopausa da sei, e fino ad ora non ho fatto alcuna terapia. Potrebbe dirmi se c'è una qualche speranza contro questa malattia?".
Cecilia
CHE COS'E' L'ALZHEIMER?
- E' una malattia degenerativa del cervello
- E' caratterizzata da una progressiva perdita di memoria, cambiamenti di personalità edisturbi del comportamento
QUANTE PERSONE SONO AFFETTE DA QUESTA MALATTIA?
- Negli USA il 10% della popolazione al di sopra dei 65 anni soffre di demenza senile
- Nel 70% dei casi, la causa del problema è il morbo di Alzheimer
COME FAI A RENDERTI CONTO DI AVERE QUESTA MALATTIA?
I primi segni di "sospetto" sono:
- Perdita di memoria per eventi recenti
- Difficoltà a comprendere il senso delle situazioni
- Facilità a perdersi nel tempo e nello spazio
Segni più tardivi sono:
- Perdita di memoria per eventi del passato
- Aumentato disinteresse per il benessere delle altre persone e per l'igiene personale
- Incontinenza
PERCHE' LA PERDITA DELLA MEMORIA E' COSI' DEVASTANTE PER LA PERSONALITA'?
- La memoria ci aiuta a mantenere col passare del tempo il senso del "chi sono Io"
- Ci aiuta a sapere chi siamo, dove siamo stati, chi è importante per noi
- Da' senso alla nostra esistenza
- Perdere la memoria significa perdere noi stessi, trasformare la nostra esistenza in una miriade di istanti disconnessi gli uni dagli altri
- Perdere la memoria è come una pellicola nella quale ogni fotografia è tagliata ed isolata dalle altre
- La memoria ci da' il senso del passato, del presente e del futuro
LE PERSONE AFFETTE SONO CONSAPEVOLI DELLA LORO CONDIZIONE?
- All'inizio "si"
- Successivamente è difficile dire che tipo di consapevolezza resta. Forse la sensazione di vedere la altre persone "distanti"
- Talvolta, disperatamente, essi riconoscono qualcosa di familiare - un profumo, un tono di voce, un sorriso
- Sfortunatamente questa patologia è terribile anche per i familiari, specialmente nel rendersi conto che la persona che ami non ti riconosce più
- I difficili tratti della personalità ed il comportamento bizzarro frequentemente inducono all'istituzionalizzazione di queste persone sfortunate, abbandonate a se stesse. Questo può spesso accentuare il deterioramento proprio di questa patologia, fino ad un punto in cui persino la loro stessa immagine riflessa nello specchio li terrorizza
COME POSSIAMO SUPPORTARE L'IPOTESI CHE GLI ESTROGENI POSSANO PROTEGGERCI DA QUESTA PATOLOGIA?
- L'incidenza di questa patologia dopo i 65 anni subisce un incremento molto maggiore nelle donne, rispetto agli uomini
- A seconda dell'età, le donne sono colpite da 1,5 a 3 volte più degli uomini
- Donne che hanno avuto un attacco di cuore hanno una possibilità di essere affette da demenza senile 5 volte superiore alle altre donne: questo perché entrambe le patologie subiscono un peggioramento dovuto alla carenza di estrogeni
- Donne magre hanno un rischio maggiore. Questo perché donne più robuste producono estrogeni nel tessuto adiposo e quindi "proteggono" il loro cervello
- Un'osservazione diretta ha evidenziato che la somministrazione di estrogeni in post menopausa riduce il rischio di Alzheimer del 40% come è stato dimostrato dallo studio epidemiologico condotto da Ann Lia Paganini- Hill (USA).
PERCHE' GLI ESTROGENI HANNO UNA FUNZIONE PROTETTIVA?
- Questi ormoni rappresentano dei potenti fattori nutritivi per le cellule nervose.
- Promuovono la "neuroplasticità", che è la capacità riparativa del nostro sistema nervoso
- Ramon y Cajal, il grande anatomista spagnolo, nominato per il premio Nobel all'inizio del secolo scorso, scoprì al microscopio dei neuroni che chiamò "le farfalle dell'anima". Gli estrogeni nutrono queste farfalle, le fanno volare, mantenendo pensieri e ricordi freschi e magici il più a lungo possibile, anche in condizioni di invecchiamento fisiologico e nei soggetti non a rischio per la malattia di Alzheimer.
SE L'ALZHEIMER E' UNA MALATTIA GENETICA, COME POSSONO GLI ESTROGENI AVERE UN EFFETTO BENEFICO?
- Gli estrogeni non possono cambiare i geni, possono tuttavia cambiare il modo attraverso il quale i geni "malati"mostrano i loro difetti
- Avere i geni di una data malattia non significa necessariamente che la malattia si manifesterà. L'espressione di questi geni dipende da molti fattori sia interni che esterni all'organismo. Nel caso dell'Alzheimer, gli estrogeni possono rappresentare un fattore protettivo nello sviluppo della malattia
CI SONO ALTRI FATTORI CHE POSSONO ACCELERARE LO SVILUPPO DI QUESTA PATOLOGIA?
- La solitudine, cioè la perdita di stimoli emozionali ed affettivi
- La perdita del "senso" della vita può accelerare il modo in cui una persona si "arrende" alla malattia e la scomparsa di ogni attaccamento agli altri e, in ultima analisi a se stessi
ESISTONO ALTRI TIPI DI DEMENZA CHE NON SONO EREDITARI COME L'ALZHEIMER?
- Si. In queste situazioni la prognosi è migliore: non tutte le perdite di memoria condurranno a demenza e non tutte le demenze sono associate al morbo di Alzheimer, che è ereditario.
- Esistono anche le cosiddette "pseudodemenze depressive", nelle quali la drammatica perdita di memoria e di relazioni con gli altri è dovuta ad una profonda depressione
- In questi casi è essenziale che un'accurata diagnosi differenziale venga posta da uno psichiatra competente e che venga effettuata un'adeguata terapia antidepressiva eventualmente associata a psicoterapia
- Nel caso di Cecilia, depressa a causa della morte della madre, la perdita di memoria potrebbe essere dovuta non solo all'invecchiamento ma anche alla depressione stessa
- Una forte depressione altera i pattern del sonno, specialmente la fase "REM" che corrisponde al sonno con i sogni. E' una fase essenziale nella quale la memoria degli eventi quotidiani viene catalogata in una sorta di permanente archivio biochimico che è necessario come base per la memoria a lungo termine.
- Per questo motivo un buon sonno è vitale per la memoria e per un'ottimale funzionalità della psiche
- Altre cause di deterioramento cerebrale non connesse al morbo di Alzheimer sono l'aterosclerosi, dovuta ad un eccesso di colesterolo, ad un deficit di vitamina B12 e ad un malfunzionamento della ghiandola tiroide.
CHE CONSIGLIO PRATICO DOVREBBE ESSERE SEGUITO, AL DI LA' DI UN'ACCURATA ANALISI DEL TIPO DI MEMORIA COMPROMESSA E DI FARE TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA?
- Non dare ascolto alle cosiddette "profezie negative" che possono divenire realtà
- Non condannare te stesso ad un destino di oblio
- Per invecchiare mentalmente nel miglior modo possibile una regola d'oro è di provare a tornare a vivere con gioia ed entusiasmo
- Essere capace di dire, come il grande ritratto di Goya: "Aùn aprendo, imparo ancora". Continuare ad imparare, ad essere interessato al mondo che ci circonda, trarre piacere dalla lettura di un buon libro, migliorare una conoscenza specifica, sia essa una nuova lingua, un hobby o lo sviluppo di un'abilità mai coltivata prima, coltivare una ricca rete di amici e parente è il miglior modo di esercitare il cervello, la memoria e il piacere di vivere.
Bibliografia
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Bloom, F.E., Kupfer, D. Psychopharmacology, New York: Raven Press, 1995
Graziottin A. Estrogeni, funzioni psichiche e organi di senso, Milano: Società Italiana del Pavimento Pelvico Ed,1999
Plouffe L. Simon JA Androgen Effects on the Central Nervous System in the postmenopausal woman,Seminars in Reproductive Endocrinology, 16,2, 135-143, 1998,
Rubinow, D.R., Schmidt, P.J. Androgens, brain and behaviour. Am. J. Psychiatry, 153, 8, 974-984, 1996,
Sands, R., Studd, J.. Exogenous androgens in postmenopausal women. Am. J. Med., 98 (1A), 76 - 79, Jan. 16, 1995
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